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venerdì 12 luglio 2019

Singing


Del ruolo di cantante mi piace il fatto che, anche se non sai mai come andrà a finire, una volta che sei dietro al microfono, in qualsiasi condizione, non ti resta che fare quello per cui sei lì, ovvero cantare. E siccome cantare significa esporsi, denudarsi, dare in pasto agli altri la propria forza, ma anche le proprie fragilità, è una faccenda viscerale che costringe a una crescita personale. Perché quella sfacciataggine, quel gesto di sana follia che è il mettersi dietro a un microfono, richiede un certo controllo di sé ma soprattutto l'accettazione del fatto che non tutto di sé si può o si deve controllare.


venerdì 11 novembre 2016

Come violentare una canzone

Vi ricordate il periodo in cui l'Italia con caparbietà e massiccia dose di deretano vinse il mondiale del 2006? Vi ricordate il tema che accompagnò per mesi i festeggiamenti? era il riff di Seven Nation Army dei White Stripes. Un ottimo riff trasformato in un becero coro da stadio da parte di tifosi e giocatori, quella tiritera nauseabonda del "po-popopopopo-pooooo" urlata dai pullman, dagli spalti, dalle piazze, dai balconi e da ogni angolo spanto dello stivale, che mi ha devastato la pazienza per mesi e mi ha portato a odiare profondamente una bella canzone. Ché io già detesto i cori da stadio, per due motivi: da un lato perchè li associo istintivamente all'immagine di invasati dagli orizzonti ristretti che con le canne fuori dalla gola e il livello evolutivo di una proscimmia con problemi cromosomici si fanno forza l'un l'altro per dare un tiepido senso alla loro esistenza, e dall'altro, anche se in maniera secondaria, perchè i cori da stadio fanno musicalmente esteticamente cacare. Lo scrivo perchè oggi ricapitandomi nelle orecchie quella canzone, non riuscivo a capacitarmi di come potesse ancora starmi sui maroni nonostante il potenziale artistico e i dieci anni trascorsi. Po-popopopopo-pooooo! E niente, se al prossimo grande evento calcistico riescono a farmi uno scherzo del genere con un pezzo dei Pink Floyd o dei Led Zeppelin mi butto giù dal dirupo.


mercoledì 15 aprile 2015

Bisogni primari


Siccome certe giornate si incasinano sul nascere, per ovviare al problema mi sono rifatto il giradischi, roba forte, roba che ha più o meno la mia età. Così la mattina prima di andare a lavarmi i denti ci passo un attimo davanti e sniffo l'odore del legno del mobiletto in abete, e quello del vinile, perchè mi intasino di gioia le vie respiratorie e mi rispediscano ai tempi in cui tutto era molto easy. La ficata dei vinili è che ogni volta sono come sottili promesse, sanno di buono, di novità, e regalano una certa prospettiva. Pregustando il momento in cui potrò alzare selvaggiamente il volume con qualche titolo ignorante al punto giusto, ho scelto per una polverosa e raffinata inaugurazione il caro vecchio Wilson. Finalmente si può tornare ad ascoltare musica come Cristo comanda!

giovedì 23 ottobre 2014

It's a long way to the top if you want to rock n roll

Mi ricordo che da piccolo distruggevo il divano della mamma suonandoci sopra con le bacchette da batteria datemi da un mio amico un pò più grande di me. Lui era figlio di un batterista, quindi in cantina aveva la batteria, quindi aveva pure le bacchette per iniziare a seguire le orme del padre, e un pomeriggio me ne regalò un paio tutte scheggiate che mi piacevano una cifra.
 
 
E insomma, ispirandomi a questo ragazzetto e alla sua collezione di vinili degli iron maiden dalle copertine inquietanti, anch'io a casa mi ero creato la mia batteria virtuale usando il divano della mamma e disponendo i cuscini come fossero rullanti, timpani e via dicendo.
 
Solo che a casa mia non avevo vinili dalle copertine zombesche, mio padre era di un'altra scuola e ascoltava roba meno metal e un pò più rock. Già da tempo avevo deposto il mio disco delle canzonette di fivelandia, di cui mi vergognavo un bel pò, per dedicarmi a tempo pieno all'ascolto delle musicassette dei Rolling stones, dei Boomtown rats di Bob Geldof e degli ACDC. Insomma ci davo giù di batteria come un vero batterista, pestando sui cuscini a più non posso, direi anche con un certo senso del ritmo e una accettabile coordinazione.
 
Mia madre rientrando dal lavoro e vedendo il suo divano in tessuto farsi sempre meno presentabile col passare dei giorni, con le orlature scucite e i segni di battaglia di un gatto sterico, considerando che in casa un gatto ancora non c'era incominciò a insospettirsi di una qualche mia forma di accanimento sul suo prezioso arredo, e mi costrinse a spifferarle della mia nuova passione.
Inutile dire che le bacchette mi furono confiscate a tempo indeterminato. Dovetti allora immediatamente trovare una alternativa.
 
Scoprii così, ricalibrando l'ascolto delle cassette del mio papà, che anche il chitarrista di questi Led Zeppelin era uno molto forte, non meno del batterista, così presi gli squadretti che usavo a scuola per le ortogonometrie e li unii assieme al righello da mezzo metro con una copiosa quantità di scotch per crearmi la mia chitarra rock!
 
Saltavo per il soggiorno come un canguro sbavando all'arrivo di ogni assolo, contorcendomi come quelli che avevo visto su MTV, quando MTV ancora mandava in onda video musicali e non esistevano quei programmi del cazzo popolati da dementi come Geordie Shore e robaccia simile.
 
Mi ricordo che una volta simulando il riff iniziale di Whole Lotta Love, invaso dall'adrenalina, andai a sbattere col cranio sullo spigolo vivo del piano bar rischiando una morte prematura. Mi sentii un vero rocker, un sopravissuto, come se la mano del Dio dei Decibel mi avesse preso per la collottola per darmi un'altra possibilità. Pulendo via il mio sangue capii che il mio destino era quello di diventare un musicista.
 
Da allora incominciarono i raid nei negozi musicali, luoghi meravigliosi in cui passare le ore a scartabellare copertine, azzerare paghette, e raggiiungere mutipli orgasmi proiettandosi in un futuro fatto di jeans rotti e luci da palco.
 
Mi prese lo scazzo quando alle scuole medie l'insegnante di "musica", una zitella stile "Misery non deve morire",  ci costrinse per due anni a suonare le canzonette imbarazzanti degli alpini, FA-SOL-MI e viceversa, smorzandomi pericolosamente la passione per lo strumento. Nel tempo continuai a drogarmi di rock roll scoprendo una infinità di gruppi che mi mandavano in trance agonistica solo a pensarci, ma smisi di dedicarmi allo studio vero e proprio della musica, perchè quel filone strideva insopportabilmente con il mio sentire, mi sembrava una perdita di tempo, e anche perchè sono un fottutissimo pigro e da sempre inizio centomila cose per non finirne manco una.
 
Poi una sera, chiuso nella mia cameretta a ipotizzare un avvenire, godendo sull'urlo finale di You Could Be Mine dei Guns n' Roses mi apparve la Madonna, e capii...capii che tra tutte c'era una cosa che non avevo mai smesso di fare in tutti queglia anni costellati di voli pindarici e rapide disillusioni, e cioè cantare. Cantare dietro a quelle canzoni immortali. Chè mentre tutto il resto seguiva un flusso scostante la mia voglia di cantare era sempre lì e non si era mai smorzata. E mi illuminai. E decisi che era arrivato il momento di fare quello che inconsciamente avrei sempre voluto e dovuto fare. Andare a scuola di canto.
 
 E iniziò così un nuovo ciclo. E si aprì un mondo, un universo di cui solo un cantante conosce l'immensa portata emozionale, lì nel momento in cui corpo, anima, cuore e mente si mettono a copulare armonicamente per trasformare il sentire in canto. Perchè il cantante è lo strumento. E' mezzo e conducente allo stesso tempo, è uno svisceratore naturale. Il canto è liberazione e dolore, è sfogo e interiorizzazione nel medesimo istante. E fatica e dedizione ma anche leggerezza e redenzione dai peccati. Il canto è riscatto. Quindi da allora canto, e canterò per sempre e sempre e sempre fino a quando ne avrò per farlo. Perchè che piaccia o no è il mio modo per restare vivo.


mercoledì 22 ottobre 2014

Escursione

"Quando la notte ti acchiappa veramente, venirne fuori è come combattere coi leoni, coi ragni giganti."
 

venerdì 17 ottobre 2014

Let the music do the talkin'

Non ci sono contenitori di parole abbastanza oggi. Ho toccato il centro del mio disappunto. Allora lascio una canzone, di quelle che riescono sempre a portarmi via da lì.

giovedì 9 ottobre 2014

J-AX ne sa!!!

Questo, a mio avviso, è uno di quei brani per cui vale la pena vivere. Lo dico così, tanto per fare il verso a un rappaiolo della tv italiana che recentemente ha detto "gli Europe hanno smesso di fare dischi 20 anni fa".

martedì 22 luglio 2014

Evacuazioni musicali

Adesso per dimostrare che anche in Italia la musica e' in grado di "evolversi" vanno di moda le collaborazioni improbabili. Prendiamo ad esempio il combo di ieri sera su Canale 5, Mannoia-rapper Moreno: interessante quanto un antipasto di funghi limacciosi su un lettino di yogurt acido. A parte che il rap non è di casa nello stivale e dovremmo lasciarlo a quelli che ce l'hanno davvero nel sangue da generazioni. A parte la Mannoia che sembra una Pippi Calzelunghe invecchiata con la parrucca, e non mi è mai andata giù per quella tremolante malinconoia con cui emette ogni nota che ha fatto Dio. Ma il ragazzino...il ragazzino signori, quando aizza la folla di tredicenni intinte nel lucidalabbra con quell'accento da dj milanese esaltato e quel visetto da sbarbatello alle prese col primo taglio di baffetti, mi provoca più fastidio di un calabrone nelle mutande. Io davvero non capisco, perchè solo in questo paese sforniamo e mettiamo sul piedistallo personaggi del genere spacciandoli per grandi artisti.

Comunque, pensavo fosse finita lì, ma a gran sorpresa, neanche il tempo di superare lo shock e arriva capitan quaquaraqua Antonacci che ultimamente, oltre a stare sempre in mezzo ai coglioni, invece di cantare e basta, come un cantante dovrebbe fare, si mette a pisciare luoghi comuni a fiumi facendo l'uomo di mondo, perchè è passata troppa acqua sotto ai ponti, e siccome zitto zitto cacchio cacchio sa che voce non ne ha più, ha deciso che è arrivato il momento di fare "comunicazione". Così spara una cazzata qua, spara una cazzata là, si mette a duettare con la Marcuzzi giocando al professore comprensivo che dà la pacca sulla spalla all'allieva anche se sa che è stonata come una campana e sarebbe meglio che continuasse a fare quello che meglio sa fare. A Biagino, con quella finta umiltà che esibisce ogni volta che si presenta in tv o su un palco vestito di lino e sapienza come un turista trasferitosi a tempo pieno nello Srilanka, sarebbe da sparargli in mezzo agli occhi con un AK47. 

Arisa lasciamola stare. Povera, è una cantante con le contro palle, però la metamorfosi che ha subito in due anni non l'ho avuta nemmeno io quando ho scoperto di avere un uccello perfettamente funzionante. Ma capisco, se Miley Cyrus dalla Disney è passata alla pornografia musicale perchè lei non dovrebbe emanciparsi, deporre gli occhialoni da ebete e gli abitini da Minnie e tingersi i capelli alla Platinette? Basta che mi continui a cantare come sa cantare e, canzoni a parte, la simpatia non me la faccia andare via.

Non so cosa dire dei Club Dogo, so solo che quando uno fa il segno del batticuore con la mano sulla destra del proprio petto il suggerimento è scontato. Deve essere un pirla fotonico. E vai scimmiottando parole senza senso, messe lì a caso perchè devono fare rima e spesso manco la fanno, con aria sprezzante delle regole e anche direi di qualsivoglia senso estetico. Andassero a cena di cozze morte e soffrissero di scagotto eterno, loro e Moreno e tutti i rappaioli convinti di rappresentare la rivoluzione degli ideali e l'evoluzione della musica.

Gigi d'Alessio basta che lo nomino e ho già detto tutto. Peppa Pig si lascia digerire meglio. 

Questo è. E io soffro come una bestia. E allora vado a spararmi i Led Zeppelin nelle cuffie.