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giovedì 23 agosto 2018

Problem solving

 
Quando i bambini fanno quel genere di capricci satanici che riuscirebbero a sfrantugiare la corteccia prefrontale anche a Padre Pio, un genitore che vuole mantenere il self control ed evitare l'utilizzo della mazza chiodata, ha due valide opzioni: 1. commiserarli in quanto organismi semplici 2. fingere la morte come le capre.

giovedì 3 marzo 2016

Brutal Psycho Project incoming

Io ed il mio fido collega, viste le copiose recensioni lette a riguardo sui siti musicali, pensavamo di metter su anche noi una di quelle band Death Grind Brutal Speed Extreme MetalCore che vanno tanto di moda adesso, un genere che sembra avere ormai scalzato ogni altro, con seguaci e adepti in tutto il mondo, a farla da padrone nel panorama della musica tosta qualsiasi nefandezza ci riversino dentro. Come da copione allora, il nome sul disco sarà in carattere gotico, tassativo, il più arzigogolato possibile, di quelli che senza una lente di ingrandimento, un po' di fantasia e un briciolo di conoscenze in campo mitologico e\o horror stories, non ci si capisce una fava. Di quei nomi che una volta letti vi verrà istintivo tastarvi i maroni per gli immancabili rimandi a brutture degli inferi, budella spante o eroi decapitati in battaglia a cui in questo genere ci si deve ispirare. Le nostre copertine avranno immagini inquietanti o sanguinolente quindi, che solo a guardarle vi verrà voglia di contemplare il suicidio o di temere il peggio per il vostro futuro; colori cupissimi e dentro almeno una croce capovolta, qualche demone nell'atto di farsi una fanciulla e molto splatter. La prerogativa sarà quindi di una musica infernale, due note perpetrate ad oltranza dall'inizio alla fine del disco, tripla cassa continua, violentamento delle chitarre con compulsivo sfascio delle corde vocali, e soprattutto linee vocali a scarico di tombino, che non ci si capirà una parola e quelle che saranno scandite bene saranno in latino, poiché il latino, vero o inventato, fa cupo e figo, e non lo sa quasi nessuno. La nostra larga fetta de fans sarà composta da ragazzi depressi affiliati a qualche setta, soggetti che in camera da letto al posto della scrivania hanno un altare, convinti che il bene sia una ramificazione fortuita del male assoluto, i cui genitori vivono altrove convinti di aver cresciuto dei bravi bambini, e invece sono potenziali assassini in cerca del lato oscuro della forza. Saliremo infatti sul palco con la maschera del demonio, o di qualche bestia, e al termine del concerto, sul parterre resteranno solo i corpi tumefatti dal pogo estremo di adolescenti che contemplano l'assassinio dei parenti perchè la vita è una schifezza...ma noi non saremo tornati nel nostro girone, saremo semplicemente nel backstage con le patatine al formaggio , la playstation e i western di Eastwood in TV a chiamare la mamma per dirle che il film al cinema era bellissimo e che torneremo presto a casa quella sera. La nostra band si chiamerà in un modo inquietante, sulla scia dei più famosi "crematory", "mortiis", "septagon", "autopsy", "funeral marmoori", "lucifer's child", "gorgor", "exmortus", "motus tenebrae", "sanitarium" "obscura", "impaled nazarene", "suicidal tendencies", "katatonia", "repulsive dissection", o "agoraphobic nosebleed"..... noi ci chiameremo "BEPANTHENOL" !!!


lunedì 16 novembre 2015

Atrocità

Centro commerciale, bancarella delle cover dei cellulari. Cerco una adatto al mio Samsung e alle sfumature della mia anima. Solo lapislazzuli, fatine, fiorellini, gufetti, uccellini e altre raffinatezze inaccettabili. Allora chiedo: "scusi, non c'è qualcosa di più...come dire...rock n' roll?". Risposta del venditore: "Eh, cos'è rock en rolle? nu films?". Ero appena rientrato dal concertone milanese del tour finale dei Motley Crue. La morte dentro. Signori, la morte dentro!

mercoledì 19 novembre 2014

Momento mattone

L'equilibrio non esiste. Esiste la ricerca dell 'equilibrio. Esiste la tendenza all'equilibrio. Non l'equilibrio come condizione. L'unica condizione è quella di una dinamicità perenne che confonde e sbilancia, ma che tutto sommato apre più porte di quante ne riesca a chiudere. Certo quando ne chiude fa baccano assai. Non si è mai arrivati, davvero e penso sia questo il succo. Che si è sempre nel mentre di qualcosa. Un mentre in cui non dare niente per scontato e in cui, per trovare anche un elemento di conforto, provare a migliorarsi un pò.
 
Fine del momento mattone!
 

mercoledì 12 novembre 2014

Raccapricci estemporanei

Stanotte la mia ragazza mi ha lasciato per un rappresentante bangladese di ricariche abusive per cellulari e dispositivi di clonazione di carte di credito.

Uno squadrone di piccioni in formazione militare mi ha scagazzato copiosamente il cofano dell'automobile appena ritirata all'autolavaggio.

Al bar ho ricevuto le avances spinte di una vecchina con la dentiera retrattile, i baffi e la libido incalzante.

Mi è caduta la crepes alla nutella sul tappeto a pelo lungo in soggiorno, poi mia figlia ci ha camminato di sopra per essere sicura che la mamma borderline scoprisse lo scempio prima che io riuscissi a pulire.

La volante della polizia mi ha affiancato al semaforo nel mentre cantavo a squarciagola e a volumi infernali Rock Bottom degli UFO, così, sotto i loro sguardi a metà tra rimprovero e minaccia di arresto per guida in stato di idiozia e disordine pubblico,  ho dovuto fingere di stare sbadigliando e confidare in una rapida ripartenza.

Mi si è fottuto puntualmente l'hardisk all'inizio di una presentazione in azienda, l'imbarazzo mi ha devastato l'anima; un pò come quella figura di merda di BIll Gates alla presentazione ufficiale di Windows Vista.

Sono uscito di casa con il cordless convinto che fosse il cellulare, imprecando sullo stato pessimo della linea nel momento in cui al parcheggio non sentivo più mia madre dall'altra parte che mi raccontava di come si prepara una vera lasagna.




mercoledì 22 ottobre 2014

Escursione

"Quando la notte ti acchiappa veramente, venirne fuori è come combattere coi leoni, coi ragni giganti."
 

giovedì 9 ottobre 2014

Di primo mattino

 
Costanti del primo mattino. Peppa salta nella pozzanghera. George parla col dinosauro. La signorina Coniglio sfascia le carrozze. Melissa, mia figlia, fa la cacca. Il sottoscritto cerca la sua identita'.

lunedì 6 ottobre 2014

Turismo postale

Ordino spesso prodotti dall'estero, le transazioni online sono una mia fissa. Abbigliamento, accessori, complementi d'arredo, cose che hanno la semplice caratteristica di non essere ancora mai approdate sul mercato italiano e che con ogni probabilità sono destinate a non arrivarci mai. Insomma, ordino dalla Route 66, dai Fiordi silenziosi, dalle scogliere della Scozia, dalle pendici del Bardarbunga islandese, dalle palafitte della Polinesia francese, dalla terra dei Maraja, dalle cime tempestose delle Ande, dai mercatini di Istambul... Ordino anche in culo alla Luna se vi trovo cose belle, perchè il mondo è pieno di cose belle, concepite da gente con gusto e una storia, cose che sono come quelle pagine di libri che sembrano essere state scritte apposta per te, per quegli angoli di te che non trovano mai adeguata carezza. E arriva tutto regolarmente in una settimana poco più, con quella dignitosa rintracciabilità che qualsiasi servizio postale degno di questo nome dovrebbe garantire. Come la roba varca le Alpi signori, un casino. Un casino che farebbe impallidire Annibale e indurrebbe i suoi elefanti a un rapido suicidio. Per esempio, ora ci sono un pacchetto dalla Finlandia e uno dalla Thailandia persi da due settimane nei meandri dell'altipiano carsico!!! Hanno fatto un giro che non sto a dire, toccando 3-4 città italiane, così per sport, per finire il giro turistico nell'ufficio postale della zona in cui vivo. Uno di questi l'hanno portato fuori a fare la pipì e pare che non trovando il nuovo padrone abbia deciso di tornarsene nel Paese da cui è venuto. Il responsabile della posta, un tizio con lo scazzo incorporato e una flemma fuori dal comune, con tono arrogantemente composto, stamane mi fa: "eh, signore mio, che le devo dì? arriverà!". La signora dell'assistenza telefonica invece, mi spiega che loro dello sportello pubblico, e quelli che la posta te la portano a casa, sono due entità separate, e che devo chiedere a loro, ma non hanno un numero di cellulare, non hanno un ufficio, non hanno un nome, non esistono...sono entità virtuali che si materializzano al portone di casa tua, se ci arrivano, consegnano quello che c'è da consegnare, se non lo hanno perso, e poi si dematerializzano. Quindi sono qui, che aspetto sti pacchi meravigliosi da settimane, e nessuno sa dirmi nulla. Hanno anche fatto di tutto per complicare la procedura per i reclami, sicchè se tu decidi di compilare il moulo apposito in rete scopri che non hai lauree abbastanza per districare la matassa burocratica. Se cerchi di rintracciare la spedizione il sito risponde con un messaggio di errore color porpora inquietudine. Eppure dall'estero ci hanno messo un giorno o due ad arrivare. In sto paese non funziona proprio un cazzo.Comunque siccome qualcuno mi ha chiesto cosa vado a comprarmi dalla Finlandia, allego una foto del peluche di Pulcinella di mare fratercula artica! un meraviglioso volatile che qui da noi non c'è.


venerdì 22 agosto 2014

Borderline situation

 

Caro ciclista, con quel meraviglioso completino fluorescente da professionista, che chiacchieri a fianco del tuo compagno di avventura occupando mezza corsia e costringendomi a procedere a passo d'uomo mentre devo andare a lavorare, se mi senti arrivare da dietro con questa canzone nell'abitacolo, https://www.youtube.com/watch?v=cC1g6tO6utU, è meglio che ti sposti il più rapidamente possibile verso il bordo della carreggiata, lì dove avresti dovuto stare, onde evitare che io asfalti te e il tuo costosissimo biciclo in fibra di carbonio.



Visioni mistiche

Oggi dopo sei mesi de nullafacenza ho fatto una corsetta di km 5,6999999 periodico. Durante il tragitto ho visto in ordine cronologico: Sanpietro senza le chiavi del portone, la madonna che faceva uncinetto, gli apostoli che giogavano a cricket con un pezzo di pane duro, Pilato che si lavava le mani col viakal, il Redentore che ci dava di Sauvignon e vari dei in tenuta ospedaliera con la barella pronta per il sottoscritto. Ne sono uscito vivo.
 

giovedì 24 luglio 2014

Pomodori freschi

Insomma è una mattina di una primavera qualunque, con gli uccellini e tutto il resto...Il campanello si mette a tuonare a un orario improbabile. Sul display la mia sveglia cinese recita le sette e tlentaquattlo. Parecchio stordito mi alzo e mi incammino sfuggendo all’abbraccio morboso delle lenzuola…sapete quando si aggrovigliano alle caviglie facendo mancare gli appoggi? Rischio infatti di schiantarmi sul prefinito dell'IKEA, ma vinco e vado ad aprire sopprimendo qualche imprecazione…che non è bello scomodare gli dei di primo mattino mentre fanno colazione. Per la cronaca sono in mutande, l'orientamento scarseggia e l’alito abbonda. Abbasso la maniglia a peso morto confidando nella forza di gravità...perchè effettivamente mi sento morto, non so se ce l'avete mai avuta questa sensazione di sentirvi un pò morti...io sì, ma per fortuna la gravità collabora 24 su 24. Così, la abbasso e già alla prima impercettibile rotazione della blindata sui cardini mi vedo un’ombra oblunga, sinistra, spinta dalla luce di fuori, infilarsi prepotentemente in casa e andare ad appoggiarsi sui miei piedi nudi…A rotazione completa mi entra nella visuale annebbiata dalle caccole una faccia intarsiata dal tempo…metto un attimo a fuoco e chi vedo? è il vecchio del piano di sopra…avete presente il tipico anziano del condominio, che sta lì da prima di tutti, che sembra averlo forgiato lui il condominio, a mani nude, per poi autoproclamarsi capo del condominio, e starsene appollaiato come un condor a verificare che tutto fili liscio secondo la sua legislazione? Ecco, quel tipo di anziano. Quindi, lo vedo e subito ho la sensazione che mi stia guardando come un contadino guarderebbe un cane randagio che gli ha pisciato sui pomodori freschi appena raccolti…cerco i pomodori freschi, da qualche parte in casa…niente, inquadro solo una scarpa marrone sormontata da pantaloni a coste blu e deformata da un alluce valgo…Passano credo due meravigliosi silenziosi secondi…torno a ripercorrere, più su, i solchi di quel volto secolare dipinto dal malcontento…poi boom, una insanabile roboante follia si infila nei miei timpani dormienti: "Giovanotto! Gliel'ho detto mille volte di non lasciare la pianta in mezzo al pianerottolo!!"...Visto che ancora non so come mi chiamo. la cosa mi prende in leggero contropiede…così, cerco di fare mente locale. Lì per lì, in linea con il mio caratterino, l’istinto mi suggerisce di disporre i pensieri in un offensivo 3-4-3, ma i neuroni mancano all’appello. Probabilmente sono rimasti indietro in quel sogno interrotto…che poi era anche un bel sogno, di spazi senza fine e bocche di corallo e altri triccheballacche che non sto a dire. Allora decido di schierare le mie umili riserve in un 5-4-1 di contenimento (schieramento che mi pare nel calcio non è ancora stato concepito)…ma solo due lettere…solo due, strisciando come schiavi spartani umiliati dalle scudisciate del padrone, riescono ad uscirmi dalle labbra: "Sì !!”…L'anziano si gira soddisfatto, appoggia perterra il mio vaso con la mia pianta dentro, e se ne va augurandomi il buongiorno. Che dire, bisogna ricordarsi di non pisciare mai sui pomodori del vicino, specie se sono freschi. Comunque lo ringrazio perchè dopo quel giorno sono diventato un esperto di logistica floreale in ambito condominiale. Se avete dubbi su come disporle negli spazi comuni scrivetemi pure.

lunedì 30 giugno 2014

Una volta si andava semplicemente al mare.

Una volta si andava al mare. E, vivendo in una città di mare, i preparativi erano semplici semplici. Sdraio, giornale, spiccioli per la bibita, asciugamani, mutande di ricambio, chiavi dello scooter, stop. Oggi si va in missione. Crema protezione a fondo scala per la bimba, salvagente per la bimba, materassino gonfiabile per la bimba, paletta secchiello bambola palla rastrello, ciotole varie e pezzi di lego gommoso per la bimba, cappellino per il sole per la bimba, set di slip di riambio e pannolini per la bimba, crema Fissan cementante per la bimba, quattro tipi di merenda per la bimba, sei asciugamani di cui tre per la bimba, carrozzina, triciclo, braccioli e salviette asciutte e umidificate sempre per la bimba, e non per ultimo il bancomat per le eventualità.

Giornate da saltare a piè pari

Oggi mi sento addosso la dinamicità di un koala miope finito per caso in una piantagione di oppiacei andati a male. Quando mi sono svegliato stamattina con sto ferro di cavallo incollato alla cervicale, inciampando sul lenzuolo irrimediabilmente aggrovigliato alle caviglie, ho subito capito che andare a lavorare sarebbe stata una fottuta missione. In linea di massima non ho voglia di fare un cazzo. In pratica, anche volendo, non sono in grado di fare un cazzo. Che poi lavorare al computer significa entrare di petto in un mondo matrixiano che non lascia scampo alla leggerezza. E se aggiungiamo la lentezza esasperante della rete, che tra un clic e la risposta ti dà il tempo di andare a farti una passeggiata tra le pieghe inutili dell'esistenza, non c'è salvezza. Queste situazioni un pò mi spaventano, baricentro immobile, nessuna vibrazione. Il mondo distante, di cartone. Prospettive non ve ne sono, nè dentro nè fuori. Solo quella di veder al più presto la notte infilarsi dappertutto. Per ora mi tengo sto monitor dalla luminosità accecante, il ronzio di ventole sovraccariche, il mio caffè raffermo, e il ticchettio delle dita sui tasti mentre deformano inevitabilmente la sostanza del mio pensiero.

martedì 24 giugno 2014

Trascurabili episodi di entomo-nevrosi

Scappotto con i moscerini giuro. Quelli a palletta, con le ali nel mezzo, che non sai dov'è il davanti e il di dietro. Eh, quelli. Ad un tratto appaiono davanti agli occhi, silenziosi, lentiiiiiiiiiii eppure sempre sfuggenti, zac zac!...come pulviscolo appoggiato alla cornea, sai che c'è, sembra lì davanti ma in realtà le distanze sono fasulle, cerchi di metterli a fuoco e ti si accartocciano gli occhi. E poi devono essere di gomma, non capisco, gli consegni il manrovescio e tornano più arzilli di prima, come attaccati a un elastico, è più facile prendere a ceffoni un fiocco di neve; allora tenti di chiuderli in un pugno pregustandone la morte e quando lo apri tutto orgoglione non ci sono già più, forse scappati da qualche minuscola fessura tra le dita, o forse già sulla tua spalla a ridere della faccia che avresti fatto. Credo che se potessimo ingrandire la scena con uno zoom fotonico li vedremmo fare i raid davanti alla faccia, mentre guidiamo, o leggiamo un libro, o facciamo colazione, con un bel dito medio e una sghignazzata alla "Oggy and the cockroaches", per poi sparire dal campo visivo al primo tentativo di reazione!