Io ed il mio fido collega, viste le copiose recensioni lette a riguardo sui siti musicali,
pensavamo di metter su anche noi una di quelle band Death Grind Brutal Speed
Extreme MetalCore che vanno tanto di moda adesso, un genere che sembra avere
ormai scalzato ogni altro, con seguaci e adepti in tutto il mondo, a farla da padrone nel panorama della musica tosta qualsiasi nefandezza ci riversino dentro. Come da copione
allora, il nome sul disco sarà in carattere gotico, tassativo, il più
arzigogolato possibile, di quelli che senza una lente di ingrandimento, un po' di fantasia e un briciolo di conoscenze in campo mitologico e\o horror stories, non ci si capisce una fava. Di quei nomi che una volta letti vi verrà istintivo tastarvi i maroni per gli immancabili
rimandi a brutture degli inferi, budella spante o eroi decapitati in battaglia a cui in questo
genere ci si deve ispirare. Le nostre copertine avranno immagini
inquietanti o sanguinolente quindi, che solo a guardarle vi verrà voglia di contemplare il suicidio o di temere il peggio per il vostro futuro; colori
cupissimi e dentro almeno una croce capovolta, qualche demone nell'atto di farsi una fanciulla e molto splatter. La prerogativa sarà quindi
di una musica infernale, due note perpetrate ad oltranza dall'inizio alla fine del disco, tripla
cassa continua, violentamento delle chitarre con compulsivo sfascio delle corde vocali, e soprattutto linee vocali a scarico di tombino, che non ci si capirà una parola e quelle che saranno scandite bene saranno in latino,
poiché il latino, vero o inventato, fa cupo e figo, e non lo sa quasi nessuno. La nostra
larga fetta de fans sarà composta da ragazzi depressi affiliati a qualche
setta, soggetti che in camera da letto al posto della scrivania hanno un altare, convinti che il bene sia una ramificazione fortuita del male assoluto, i cui genitori vivono altrove convinti di aver cresciuto dei bravi bambini, e invece sono potenziali assassini in cerca del lato oscuro della
forza. Saliremo infatti sul palco con la maschera del demonio, o di
qualche bestia, e al termine del concerto, sul parterre resteranno solo i
corpi tumefatti dal pogo estremo di adolescenti che contemplano
l'assassinio dei parenti perchè la vita è una schifezza...ma noi non saremo tornati nel nostro girone, saremo
semplicemente nel backstage con le patatine al formaggio , la playstation e i western di Eastwood
in TV a chiamare la mamma per dirle che il film al cinema era bellissimo
e che torneremo presto a casa quella sera. La nostra band si chiamerà in un modo
inquietante, sulla scia dei più famosi "crematory", "mortiis",
"septagon", "autopsy", "funeral marmoori", "lucifer's child", "gorgor",
"exmortus", "motus tenebrae", "sanitarium" "obscura", "impaled
nazarene", "suicidal tendencies", "katatonia", "repulsive dissection", o
"agoraphobic nosebleed"..... noi ci chiameremo "BEPANTHENOL" !!!
giovedì 3 marzo 2016
Robe al contrario
Con i tempi che corrono, quello che dopo averti procurato un danno sulla macchina ti lascia un biglietto sul parabrezza per farsi richiamare, ti viene non solo di ringraziarlo, come se ti avesse fatto un favore o una piccola sorpresa, ma quasi quasi ti senti in imbarazzo a parlarci di risarcimenti,e soldi, e cose spicciole materiali ...piuttosto finisci, come me, per incontrarlo e per offrirgli un caffè senza riuscire ad esprimere il tuo disagio nel dovergli comunicare i centesimi, che magari come nel mio caso scopri che è pure simpatico e ha una macchina scassata perchè deduci arriva a malapena a fine mese, che ne so...te le canti e te le suoni insomma, diviso equamente tra scrupoli e diritti, e intanto pensi che le cose ormai stanno proprio messe alla rovescia!!!
giovedì 21 gennaio 2016
Il venditore di olio d'oliva
Mi ricordo di quella mattina in cui un tizio mi sveglia telefonandomi al cellulare alle dieci di sabato per rifilarmi una cisterna di olio d'oliva. Io sono appena smontato dalla notte. Spiego che l'olio me lo vado a comprare sotto casa al botteghino dalla signora con l'alito che puzza, che sono già stato svegliato dal camion dell'immondizia con problemi di incastro sul meccanismo, e dal postino cui piace farmi aprire il portone anche se la posta è sempre per la vecchia dell'ultimo piano e che non so neanche come mi chiamo ma che dovrebbe iniziare con la A. Il tipo però è esuberante, entusiasta e anche un pò testardo, e continua a ripetermi che l'offerta è eccezionale. Spiego che non c'è niente di più eccezionale di un risveglio senza rotture di coglioni, e che l'unica roba commestibile di cui voglio sentir parlare appena aperti gli occhi è il caffè, il resto può sparire dalla faccia della terra, compresa la sua offerta. Ma lui incalza, come non sentisse, e anzi dice di apprezzare la mia ironia e ripropone l'offerta. Allora chiedo se non gli secca se attivo il vivavoce, così mentre ascolto la sua proposta mi faccio il bidè col saugella, mi lavo i denti col bicolore bigusto, e tiro l'acqua del cesso, momento in cui potrebbero sfuggirmi alcune cose importantissime del suo imperdibile discorso, ma che in caso me le può ripetere. Mentre parla di sapori e miracoli alimentari mi faccio il caffè e gliene offro un pò come fosse con me lì in salotto, alternando qualche sì a qualche no a casaccio. Gli parlo di mia nonna che da uno come lui è stata fregata e che per rendere un olio schifoso ha dovuto anche pagare le spese di spedizione che sembravano gratuite. Finiamo per parlare di parenti anziani, della cucina di una volta, che anche sua nonna ai fornelli è una bomba, e chiedo se usa l'olio che lui vuole vendermi. Dice di sì, allora gli chiedo il numero di sua nonna, perchè voglio chiamarla per assicurarmi che con quell'olio le pietanze escono una favola e poi la staccionata la salto come quello della pubblicità. Non accetta ma insiste su un discorso di fiducia e retroattività dell'acquisto. Monto in macchina e siamo ancora al cellulare, praticamente parliamo di juve, di macroeconomia, di musica e di risvegli del cazzo. A un certo punto mi dice che comunque è stato un piacere parlare con me, anche se non ho comprato nulla, e che deve chiudere perchè va a prendere sua moglie. Sono già al bar. Gli propongo di richiamarmi quando vuole, se si sente solo, o vuole approfondire qualche argomento, o vuole conoscere mia nonna. Stefano si chiama. Non mi ha più cercato ma resterà per sempre nel mio cuore.
martedì 22 dicembre 2015
Dentro o fuori dai bordi

Caffè caldo. Il telefono squilla. Non rispondo. È una intricata costellazione di incroci e possibilità, la vita. Un estuario di diramazioni e scelte, che non arriva mai al mare. Scelte di cui siamo artefici, anticamere di nuovi bivi. Una roba infinita. Ma davanti a quali incroci trovarci, e soprattutto quando, non siamo noi a deciderlo. Da questo punto di vista la vita forse è semplicemente una sequenza di attimi che capitano o non capitano, tutto qui, e noi li prendiamo così come arrivano, o li perdiamo. Il tutto secondo un disegno che sfugge alla comprensione. Perché a ben vedere, per ogni decisione presa ce ne sono infinite che non abbiamo potuto prendere. E per ognuno di noi ci sono infiniti noi che saremmo potuti essere. Fuori dai bordi del disegno. Da qualche parte. In qualche tempo.
giovedì 17 dicembre 2015
Pedro
Il castello di Sao Jorge a Lisbona è un luogo molto suggestivo, specie
al tramonto. Stavo percorrendo in solitudine i suoi viottoli interni
godendomi il panorama sulla città dalle fenditure delle alte mura, con
il ponte 25 de Abril e la Torre di Belem stagliati sopra ai tetti
all'orizzonte, a specchiarsi sul Tago. Ma mi stavo godendo soprattutto
la brezza mite e il silenzio, perchè era pomeriggio inoltrato e le
chiassose comitive se n'erano già andate via. Eravamo rimasti io,
un gatto spaparanzato su un cannone, la guardia lontana, due vecchietti
su una panchina levigata dalle soste di milioni di persone, una
famigliola che correva dietro al cane e ai propri impegni e qualche
turista ritardatario come me. Non avevo fretta, non avevo meta, e
soprattutto non avevo bisogno delle lancette dell'orologio. Che a
pensarci già quella era una specie di magia. Arrivando a un slargo con
la mappa della cittadella in mano, mi sono imbattuto in quest'uomo
incredibile, seduto sul seggiolino, accanto a un albero. Ho contemplato e
ascoltato le sue dita creare meraviglie per circa 45 minuti,
accartocciato poco più in là su un cumulo di pietre lasciate a terra dal
terremoto del 1755. Senza che lui mi guardasse mai. Lo fece solo alla
fine, quando concluse la Sonata n.14 di Beethoven, regalandomi un tenue
sorriso. Il sorriso di uno che suona per omaggiare la storia millenaria
del posto a cui si sente di appartenere, più che per racimolare denaro
da volti sconosciuti, ma che capisce quando le emozioni si sono
intersecate veramente, genuinamente. Di recente ho ritrovato il cd che
gli comprai per pochi spiccioli, dentro a una scatola in cantina. E oggi
ho trovato in rete un video che qualche turista deve avergli fatto con
la stessa ammirazione con cui allora io mi sono abbandonato alle
vibrazioni delle sue sei corde per tutto il tempo che mi è stato
concesso. Spero possa arrivarvi anche solo un minimo di quella emozione.
Si chiama Pedro Godinho e ce ne vorrebbero molti. Qui sotto il filmato.
martedì 24 novembre 2015
Quelli col trattore

Mi sono svegliato oggi con il desiderio di guidare un vecchio trattore. Se ci fai caso quelli col trattore danno sempre l'impressione di non avere nessuna fretta. Non si scostano se devi passare, non superano, non fanno manovre improvvise, non si curano del contorno. E nessuno gli suona dietro il clacson. Solo un demente suona a uno col trattore, primo perchè un trattore è quello che è e non si può pretendere da lui quello che si può pretendere da una macchina, secondo perchè non è il caso di rompere i coglioni a uno che passa la giornata con le mani nella terra a fare il lavoro primordiale. Quelli col trattore semplicemente vanno, con la pacata consapevolezza di chi il tempo lo vive al ritmo delle stagioni, e non scandito dal vorticare schizofrenico delle lancette dell'orologio. Sanno che il fieno è secco e se è secco tale è destinato a restare; sanno che non sarà un semaforo rosso sulla statale a far perdere le proprietà fertilizzanti a una quintalata di profumatissimo concime; sanno che se ci scappa l'urto ci rimette comunque sempre il fighetto con la berlina.
giovedì 19 novembre 2015
Parole parole paroleeeeee
La logica del supermercato ha invaso le librerie. Stando alle fascette
gialle, siamo circondati da bestseller di ottima fattura, opere che ti
cambiano la vita, capolavori del secolo, romanzi indimenticabili,
rivelazioni del millennio, roba in grado di ipnotizzare intere nazioni,
storie capaci di commuovere tutti, proprio tutti, e talenti mostruosi
destinati a ridisegnare il prototipo universale dello scrittore
vincente. Tutti rigorosamente venduti in non meno di qualche milionata
di copie, che devi metterti lì seduto a contare gli zeri da quanti
sono, e se non ti è già preso il capogiro dall'emozione ti viene dopo
quando scopri che ti viene consigliato direttamente in persona
dall'ectoplasma di Dostoevskij. Poi magari vai a vedere bene, e scopri
che si tratta del libro più venduto in assoluto nel territorio del
Bhutan o sugli atolli del Tuvalu. Comunque adesso non ho tempo per
polemizzare, devo correre in libreria prima che esauriscano l'ultima
opera di quell' illustrissimo letterato del Balotelli.
Iscriviti a:
Post (Atom)




