giovedì 20 dicembre 2018

Piccoli virgulti

Oggi mia figlia dal nulla mi ha detto una cosa in auto, mentre la stavo portando a scuola, sulla falsariga di un pensiero che le devo aver espresso mesi prima in non so quale circostanza: "papà, non è che io debba fare tutte le cose che fanno gli altri solo perché le fanno gli altri, devo usare la mia testa e fare le cose che piacciono a me e fanno stare bene me". E' incredibile come certe parole espresse dai genitori in qualche modo germoglino silenziosamente per mesi dentro a un bambino di 5 anni per poi riemergere all'improvviso sotto forma di concetto più o meno strutturato. Comunque stavo per andare dritto in un fosso dalla felicità.

Arroganze


Un tizio la scorsa settimana si affaccia alla cassa presso Center Casa: "visto che qui fanno piuttosto schifo, sapete dove posso trovare delle belle statuine dei re magi?". Da quel giorno in pieno spirito natalizio mi piace entrare a caso dai parrucchieri per chiedere se sanno dove posso trovarne uno che non fa tagli di merda.

venerdì 7 dicembre 2018

Uno scarso pittore


Quando abitavo da solo e ancora non dovevo correre dietro a due schegge impazzite fino ad esaurimento scorte, ero solito leggere un pezzo di libro prima di coricarmi. Appoggiavo il cuscino sullo schienale del letto in modo da mantenere una posizione che mi permettesse di sottolinearne le frasi più belle. Alternate alle serate dedicate alla lettura c'erano quelle di scrittura. Prendevo in mano un foglio e una penna anche senza aver niente di particolare da dire o un destinatario a cui far leggere e, accompagnato dalle fusa del gatto o dal ronzio del frigorifero rimanevo in silenzio nella penombra, immobile di fuori e in grande fermento dentro, aspettando l'onda dell'ispirazione, un guizzo, un pensiero da rubare alla giornata trascorsa, da afferrare al volo e poi dipingere d'inchiostro. Era strana questa cosa di aver voglia di scrivere ma non saper ancora bene che cosa. Tuttavia sviscerare mi faceva sentire vivo ed era quanto di più concreto potessi fare per fermare il flusso disordinato, e magari destinato all'oblio, della mia mente fagocitante. Insomma quella cosa di scrivere mi arricchiva, a prescindere dal risultato, dal cosa e dal come. Certo era un periodo di amori spanti e pulsanti crisi esistenziali, quindi la condizione ottimale di chi è irrisolto e libero istintivamente di ricalcolarsi. Quell'entrare e uscire a piacere nell'ingarbugliato territorio della mia testa mi causava a volte un peso sulle tempie a dir poco leggendario, ma era necessario e presto o tardi anche rinfrancante, perché non dovendo curarmi di dover gestire alcun senso di responsabilità per le cose pensate, mi bastava concentrarmi sul tentare di dar forma istantanea, bella o brutta, al mio sentire, cosa che mi scongiurava il terribile fenomeno dell'accartocciamento o dell'implosione. Mi sentivo come un pittore dalle scarse qualità, fortunatamente senza pubblico, in preda all'estro creativo, che non deve curarsi di sporcare il pavimento del laboratorio perché sa che fino a prova contraria il laboratorio di un pittore è fatto per essere sporcato. Ecco, le mie tele non se le sarebbe guardate nessuno, la cosa che contava era che quando uscivo di casa la mattina seguente, nei miei occhi e sulle mie mani restavano i solchi di quel torbido lavoro di intro navigazione, e il senso ultimo di quelle brevi avventure interiori in qualche modo finiva per trasferirsi costruttivamente negli intrecci delle relazioni umane che via via andavo intessendo, con un incremento considerevole di flusso empatico verso la gente e il mondo intero. Quello che sono oggi lo devo anche a quei fogli tagliati in due dalla luce sul comodino, sporchi di inchiostro, o vuoti, o pieni di niente, o colmi di tutto, cui dedicavo più tempo che alla tivù. Mi chiedo spesso perché io non riesca a farlo più. A esser sincero non è tanto una questione di tempo a disposizione. Certo non trovo risorse a sufficienza per scavare costantemente come un tempo nei terreni torbidi dell'anima, ma credo dipenda più dal fatto che la vita del genitore attendibile imponga un rigore morale e una solidità mentale che non possono contemplare divagazioni pericolose o capitomboli espressivi. Voglio dire, un bravo papà deve tirare dritto e impavido, essere un esempio coerente, un sostegno per quelle anime fragili che sono i suoi figli, e che rischiano ogni giorno di inciampare, e chiedono riferimenti precisi e affidabilità e un amore ben assestato. Voglio dire...a sviscerare e scavare si corre sempre il rischio di non uscirne integri e riconoscibili come prima. Non sempre ne sono uscito illeso infatti, e quando è capitato ho trascinato via con me anche molte cose che erano belle e che sembravano intoccabili. Insomma e' un lusso che ci si può permettere forse solo a fasi alterne nella vita. Così oggi mi limito a ricordare: la mia camera era grande, con vista sul verde, il gatto e tutto il resto. Il mio laboratorio era immenso, con vista sul caos primordiale, l'inchiostro e molto altro.

mercoledì 5 settembre 2018

Epiteti malriposti


E comunque il pinguino imperatore arriva fino a 535 metri di profondità in immersione, con la leggiadria di un pinguino, la resistenza di un pinguino e la tenacia di un pinguino. Stima e rispetto per il pinguino, il cui nome troppo spesso viene usato per epitetare bipedi dalle caratteristiche spesso molto meno nobili o interessanti. Come io ho fatto ieri con il mio dirimpettaio.

martedì 28 agosto 2018

Motivazioni

Questo esercizio me lo facevano fare quando dovevo allenarmi sui cross in area piccola ai tempi in cui giocavo come portiere in eccellenza, avevo due polpacci grandi così, la spinta di un F14 e 20 anni di meno. Quando non mancano le motivazioni.

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giovedì 23 agosto 2018

Problem solving

 
Quando i bambini fanno quel genere di capricci satanici che riuscirebbero a sfrantugiare la corteccia prefrontale anche a Padre Pio, un genitore che vuole mantenere il self control ed evitare l'utilizzo della mazza chiodata, ha due valide opzioni: 1. commiserarli in quanto organismi semplici 2. fingere la morte come le capre.

mercoledì 22 agosto 2018

One Way

Comunque, per sperimentare l'ebbrezza della solitudine è sufficiente prendere un paio di pensieri e provare a metterli in mano a una persona a cui, di quei pensieri, non fotte quasi nulla.